Fitoterapia

La storia della Fitoterapia, per l’uomo, comincia con la comparsa di quest’ultimo sulla terra anche se, come pratica terapeutica, nasce molto prima con la comparsa delle prime forme di vita animali.
Infatti già i primi animali apparsi sul nostro pianeta avevano l’istinto del riconoscere le piante in base ai loro effetti curativi ed ancora oggi possiamo rilevarlo anche negli animali domestici che non hanno perso questo istinto e vanno a cercarsi, per es., la Parietaria officinalis sotto i muri, quando si sentono intossicati ed in seguito li vediamo vomitare...
Con l’uomo nasce, spontaneamente, il riconoscimento della signatura delle piante. L’uomo primitivo non aveva cognizioni di medicina, di terapia e tanto meno di anatomia, fisiologia e patologia; ma nonostante ciò riusciva a capire quali piante usare per curare disturbi endogeni, ferite, ecc. Signatura è una parola che è stata coniata nel medioevo e sta ad indicare: il messaggio che Dio ha dato all’uomo per riconoscere da solo le piante capaci di curarlo. I messaggi si riferiscono al colore ed alla forma delle piante o parti di esse e così troviamo che la Leonorus cardiaca che cura alcuni disturbi cardiaci ha le foglie a forma di cuore; la Pulmonaria officinalis che cura le affezioni dei polmoni ha le foglie a forma di polmoni; l’Harpagophytum procumbens che viene usata nelle affezioni articolari ha le radici aggrovigliate e che ricordano l’artrite reumatoide; la Vitis vinifera che cura i disturbi della circolazione venosa ha le foglie di colore rosso sangue; la Curcuma longa che viene usata come antinfiammatorio epatico è di colore giallo come l’itterizia. Questi sono solo alcuni esempi perché a guardar bene tutte le piante hanno un messaggio molto preciso da dare all’uomo.
In seguito, man mano che la storia dell’uomo è progredita, anche le sue capacità di autocurarsi si sono fatte più attente e quin- di altri messaggi, più sottili, sono stati percepiti. Paracelso, ad esempio raccoglieva la rugiada dalle foglie e la somministrava ai suoi pazienti (questo procedimento lo ritroveremo con Edward Bach in Floriterapia).
In questo contesto si può cominciare a comprendere qual è la figura dell’Erborista, dello Speziale (Farmacista) e del Cerusico (Medico). In base alla diagnosi del Medico il Farmacista impostava la preparazione della medicina ed avendo bisogno di piante mediche incaricava l’Erborista, che le sapeva riconoscere e raccogliere, di procurargliele. Nel tempo questa pratica si è modernizzata, ma di questo parlerò in seguito. Il più antico modo di somministrare i principi attivi delle piante è quello della tisana. La tisana può essere sotto forma di: infuso (aggiungere all’acqua bollita le erbe e lasciarle in infusione per un periodo tra i 10 e i 25 minuti), decotto (aggiungere all’acqua fredda le erbe e farle bollire con essa per un periodo non superiore a 20 minuti), semicupio (immergersi in una vasca d’acqua calda con le erbe scelte) e cataplasma (una decozione di erbe avvolte in bende da applicare sulle parti affette). La tisana è il miglior modo di somministrare i principi attivi delle piante anche perché l’acqua è il miglior solvente che abbiamo in natura, purtroppo però è una metodologia che attualmente non riscontra successo tra coloro che usano curarsi con le erbe perché la vita porta ad andare di fretta e la tisana ha bisogno del suo tempo; inoltre la maggior parte dei principi attivi sono estremamente volatili e con la tisana se ne perdono troppo facilmente se non si segue una prassi molto precisa.La preparazione di una tisana ha però un vantaggio, permette al paziente di entrare in connessione con l’energia che le piante sprigionano e questo secondo le medicine etniche di tutto il mondo è il primo passo per la guarigione attraverso esse. Pensate che nel mondo del Wyrd (cultura degli antichi Druidi celtici), lo Sciamano indicava al paziente quali fossero le piante che egli stesso doveva cercarsi ed in seguito prepararsi...

Forme galeniche

Da pianta essiccata:

Tisane e Decotti
Si preparano da piante o miscele di esse, essiccate e frantumate. Negli infusi si versa acqua bollente sulla droga secca. Nei de cotti si mette la droga in acqua fredda e si porta all’ebollizione.

Polveri
Si preparano per frantumazione della pianta secca, si possono avere polveri grosse, fini e finissime secondo della granulosità ottenuta.

Estratto fluido
Si prepara per macerazione in solvente (alcol, glicerina) della pianta secca. Si possono ottenere estratti idroalcolici (con alcol a 60°-70°), alcolici (alcol a 95°), glicerici (glicerina).

Estratto secco
Si prepara dall’estratto fluido, facendone evaporare opportunamente il solvente. L’estratto secco è il preparato a maggior concentrazione di principi attivi.

Da pianta fresca:

Succhi
Si preparano per estrazione meccanica (pressione), dopo frantumazione della droga.

Tintura madre
Si preparano per macerazione con alcol, della droga fresca, seguendo i dettami dalla Farmacopea Francese o Tedesca.

Macerato glicerico
Si prepara per macerazione con una miscela di alcol, acqua, glicerina, dalle gemme a dai getti freschi delle piante medicinali.

Olio essenziale
E' estratto da alcune piante che lo contengono naturalmente (cedro, limone, rosmarino).

 

Titolazione dei principi attivi e controllo qualità

 

Il controllo qualità è una delle fasi più importanti del processo produttivo. Soltanto alcune qualificate ditte farmaceutiche lo eseguono in tutte le fasi di lavorazione dei prodotti fitoterapici.

Devono essere controllate:
Le materie prime per ricercare fattori inquinanti, presenza di pesticidi, diserbanti..ecc. I semilavorati e i prodotti finiti per verificare che la produzione rimanga entro limiti prestabiliti. Generalmente il controllo qualità è dichiarato in etichetta, perché esso è un fattore importante nella valutazione complessiva del prodotto. La titolazione è il procedimento mediante il quale si determinano le quantità dei principi attivi contenuti nel prodotto fitoterapico. Un prodotto naturale contenete principi attivi titolati permettono di standardizzare la produzione, facendo sì che la concentrazione delle sostanze attive sia costante, indipendentemente dalle caratteristiche delle sostanze naturali di partenza.

Principi attivi delle erbe medicinali

 

I principi attivi (costituenti secondari) devono la loro azione curativa ad un gruppo di sostanze, caratterizzabili chimicamente, che vengono prodotte dalle cellule vegetali nel corso del loro normale metabolismo e sono abbondanti soltanto in alcune specie e si accumulano solo in alcuni organi della pianta. I costituenti primari delle piante sono invece quelli indispensabili per la loro crescita (zuccheri, proteine, sali minerali, oligoelementi). Conoscere il principio attivo è sicuramente la cosa più importante per chi voglia curarsi con l'aiuto delle piante. Esso infatti rappresenta la parte attiva del preparato. I principi attivi non sono mai presenti nelle stesse quantità e quasi sempre variano in base ai fattori climatici che interagiscono con la pianta. Le diverse specie producono il principio attivo per diversi loro bisogni, tra i quali quelli più evidenti sono: la difesa da parassiti, l'accumulo di sostanze di riserva, la necessità di prepararsi ai periodi freddi. Ve ne sono molti tipi, qui di seguito parleremo di quelli più utilizzati. Conoscere il principio attivo è sicuramente la cosa più importante per chi voglia curarsi con l'aiuto delle piante. Esso infatti rappresenta la parte attiva del preparato. I principi attivi non sono mai presenti nelle stesse quantità e quasi sempre variano in base ai fattori climatici che interagiscono con la pianta. Le diverse specie producono il principio attivo per diversi loro bisogni, tra i quali quelli più evidenti sono: la difesa da parassiti, l'accumulo di sostanze di riserva, la necessità di prepararsi ai periodi freddi. Ve ne sono molti tipi, qui di seguito parleremo di quelli più utilizzati. 

Alcaloidi
Come si può già notare dal nome, questo principio attivo si sviluppa nelle piante che hanno una reazione alcalina. Gli alcaloidi hanno effetti eccitanti e deprimenti e possono comportare effetti veramente forti e pericolosi, agendo prevalentemente sul sistema nervoso. Sono pertanto da utilizzare con molta attenzione. A questo gruppo appartengono l'efredina, la morfina, la stricnina, la scopolamina ecc.

Amari
Sostanze che prendono il nome dal loro gusto amaro. Vengono utilizzati per aumentare l'emissione di succhi gastrici e quindi aiutare la digestione. Prevalentemente vengono preparati con base alcolica. Le industrie utilizzano questi estratti per aromatizzare bevande.

Amidi
Derivano dalla trasformazione dello zucchero e ve ne sono di molti tipi. Vengono utilizzati prevalentemente come supporto ai principi attivi, visto il loro alto grado di digeribilità. In considerazione del loro grande tasso di digeribilità vengono frequenteente usati come base per prodotti dietetici.

Glucosidi
Derivano dalla fusione di una parte glucidica con molecole di varia composizione chimica dotate di funzione alcolica. Dotati di un grosso potenziale sul corpo umano sono da utilizzare con estrema cautela. Molte tipi sono velenosi. Indicati per le affezione cardiorespiratorie.

Mucillaggini
Hanno proprietà antinfiammatorie (come nel caso di molte Malvacee usate per la cura del cavo orale), emollienti e lassative (semi di Lino).

Oli essenziali
Derivano dalla spremitura di frutti, foglie, e corteccia o dalla distillazione degli stessi. Sostanze che non sono emulsionabili con l'acqua ma sono miscibili con basi alcoliche o solventi organici. Vengo utilizzati dalle piante come antisettici o per evitare di essere mangiate dagli animali erbivori, che non gradiscono le sostanze oleose. Le proprietà di queste sostanze sono molteplici. Applicazioni frequenti per la cura degli apparati cardiocircolatorio, nervoso, digerente. Per le loro caratteristiche vengono anche usati nella farmacia estetica.

Polifenoli
I polifenoli sono antiossidanti naturali presenti nelle piante (molecole polifenoliche tipo bioflavonoidi noti come procianidine, proantocianidine, leucoantocianidine, piconogenoli, ecc.) e possono risultare utili nella prevenzione dell'ossidazione delle lipo-proteine e nel reagire con i radicali liberi, eliminandoli; sono accertati inoltre effetti biomedici positivi a livello cardiovascolare, di malattie legate alla senescenza e di arresto della crescita tumorale.

Saponine
Strutturalmente, le saponine sono formate dall'unione di residui zuccherini (come glucosio, fruttosio, galattosio, arabinosio od altri) con una molecola non zuccherina detta aglicone (nel caso specifico anche sapogenina). Questa struttura particolare è la responsabile dell'attività detergente delle saponine in quanto gli zuccheri formano una sezione idrosolubile mentre l'aglicone risulta essere liposolubile.

Tannini
Estratti da radici, frutti, foglie e semi hanno una grande capacità astringente e per questo vengono utilizzati per curare ferite e aumentare il potere cicatrizzante della pelle. Per il loro potere astringente le sostanze tanniche vengo utilizzate anche per la cura di gonfiori, infiammazioni, emorroidi, nonché per uso interno contro diarree e enteriti. Per la loro composizione chimica risultano molto difficili da digerire.


Dalla pianta all’erborato

 

Il punto di partenza di qualunque elaborazione è e rimane il decotto, in quanto esso costituisce la forma di somministrazione a tutt'oggi più diffusa e sperimentata in gran parte delle tradizioni erboristiche. Ad esso dunque dobbiamo sempre fare riferimento. I decotti sono preparazioni liquide ottenute estemporanemente facendo bollire in acqua le droghe opportunamente tagliate, dalle quali si vogliono estrarre i principi attivi. La decozione, così si chiama l'operazione corrispondente, viene solitamente adoperata per droghe non aromatiche, mentre non deve essere mai applicata a quelle che contengono principi attivi volatili. Solitamente si impegnano tra i 3 ed i 10 g di droga essiccata per preparare 100 parti di decotto: la pianta sminuzzata viene immersa nell'acqua fredda e lascia bollire a fuoco moderato, I tempi di decozione prescritti, sono variabili in funzione della classe farmacologica della droga, conducono generalmente ad una riduzione alla metà del liquido primitivamente impiegato. Trattandosi di legni, occorrerà prima rasparli e lasciarli a macero per circa 12 ore. Il decotto cosi' ottenuto viene filtrato attraverso una tela pulita o un colino: questa preparazione viene adottata per estrarre da parti vegetali di natura compatta o molto dura quei principi attivi che non vengono alterati dall'ebollizione. I decotti non si con- servano per più di dodici ore. Preparando piccole quantità di decotto e' bene aggiungere un poco in più di acqua per compensare le perdite dovute all'evaporazione ed all'assorbimento da parte della droga. Anche per i decotti, così come per gli infusi, il tempo di contatto fra la droga e l'acqua influisce sul colore, il sapore e le sue proprietà' terapeutiche. Il dosaggio medio giornaliero per un paziente adulto di 60/70 Kg è di circa 50 g di droga essiccata assunta in decotto ( circa un litro di liquido, meglio se un litro e mezzo ).I decotti devono essere consumati moderatamente caldi o tiepidi, mai bollenti o molto freddi. Si bevono a tazze oppure a tazzine, si utilizzano per fare bagni in alcune zone del corpo, se ne imbevono compresse di garza o di cotone da applicare sulla pelle. Quindi ogni 10 g di droga essiccata si ottengono circa 50 cc di decotto. Il decotto può essere definito un idrolito D: E 1:5 dove D rappresenta la droga ed E l'estratto, a significare che i principi attivi contenuti in 1 (o 10 o 50 o 100) g si presumono contenuti in 5 (o 50 o 250 o 500) g di decotto, per semplicità equivalenti a 5 (o 50 o 250 o 500) cc di decotto. Quest' ultimo, pertanto, costituisce un prodotto finale diluito circa 5 volte rispetto alla droga essiccata di partenza. Classicamente l'equivalenza tra droga assunta in decotto e quella polverizzata si ottiene riducendo il dosaggio della prima ad 1/10 - 1/3 in funzione delle sostanze; mediamente 1/5. Si ottiene pertanto la seguente equivalenza per il dosaggio medio delle droghe in decotto più sopra descritto: 50 g droghe in decotto = 10 g di polvere pura. Gli estratti secchi rappresentano la forma più concentrata che abbiamo a disposizione. Il rapporto di estrazione D : E è variabile in funzione della resa delle singole droghe, ma, nella maggior parte dei casi, si situa intorno a 5:1, il che significa che da 5 (o 50 o 500 o 5000) g di droga essiccata, alla fine del pro- cesso estrattivo condotto in fase idrica o idroalcoolica si ottiene uno (o 10 o 50 o 500) g di prodotto finito. Il che, per un estratto secco D:E 5:1 ci conduce alla seguente equivalenza: Gli Estratti Fluidi dal punto di vista concentrazione in principi attivi, si equivalgono alle polveri, in quanto presentano un rapporto di D : E 1:1 per cui 1 g di droga essiccata = 1 cc di estratto fluido dato che, mediamente 1 cc di estratto fluido = 40-55 gocce se ne deduce che:

 

10 g di polvere pura = 400 - 550 gocce di E.F. = 50 g di droghe essiccate somministrate in decotto.

 

50 g di droghe essiccate in decotto = 10 g di polvere pura = 2 g di estratto secco
(mediamente 4 o 6 capsule n° 0, a seconda della qualità della spezia)

 

Nel caso delle tinture madri il rapporto D/E appare essere minimo 1:10,
il che ci condurrebbe alla seguente equivalenza :10 g di polvere pura = 4000 - 5500 gocce di preparato.